Articolo su una nuova webzine “Mola Mola”! Grazie

Sandra Ippoliti, “Le blues”

Simona Zicoski

sandra ippolitiAmbiente jazz per la cantautrice Sandra Ippoliti con “Le Blues”, tratto dal suo primo album.
Il brano inizia con un accompagnamento leggero e composto, lasciando presto spazio alla voce di Sandra.
Voce morbida che ci racconta una storia d’amore, assenza e abbandono, “…tema preferito la tua assenza…”, in tono quasi scherzoso, insolito per l’argomento, quasi raso rosa, dolore delicato.
Delicatezza è la parola giusta per delineare la personalità della cantante abruzzese, originale nel panorama dell’odierna sovraffollata scena italiana.
La canzone scivola verso la fine con un fischio dalle diverse interpretazioni: indifferenza, superiorità o semplice ed irresistibile ritmo?

…cerca di lasciarmi in pace, ora.”

Sabato 19 Maggio- Al Diocleziano di Lanciano ecco che succedera’- E ci siamo pure noi.

    • Oggi alle ore 15.00 fino a 20 maggio alle ore 23.00

  • Locali del Diocleziano - Lanciano, presso Piazza Plebiscito

  • Intro a (Con)Fusioni 2012

    (CON)FUSIONI nasce anni fa come mostra di fotografia mossa e sfocata, un’idea che ebbi da graphic designer, ovvero da creativo pubblicitario attento all’impatto sul pubblico. Non la normale collettiva, quindi, ma una collettiva “finalizzata” a far pensare e stupire il pubblico affascinato e desideroso di capire cosa c’è dietro un movimento di “arte contemporanea”. Trarre l’anima da un attimo fuggente, colto tra i secondi del presente, era l’ambizione di ogni scatto fotografico mosso o sfocato e, al tempo stesso, proporre una mostra fatta di foto “frettolose” era il miglior modo per creare curiosità. Con il passare degli anni (Con)Fusioni ha assunto un’ulteriore dimensione, questo perché abbiamo deciso di allargare la sfida a più discipline: se il mosso e sfocato rappresentavano lo “scarto” o l’indefinito nella fotografia, allora si è pensato bene di partire da questo concetto e ridefinirlo per le altre materie (arti figurative, scultura, design, musica, teatro, narrativa e altro ancora) concependolo come “incompiuto”, “non completo”, “indefinito” o semplicemente “non concluso”.

    Una collettiva di opere non finite è un appeal che dal punto di vista pubblicitario può funzionare. (CON)FUSIONI è una sfida per ogni artista a esporsi in maniera non compiuta, esponendo opere in corso d’opera e, in alcuni casi, anche a spiegare la stessa opera al pubblico, accorciando così la distanza tra chi crea l’opera e chi ne vuole usufruire.
    (CON)FUSIONI vuole essere anche un evento-test per quei creativi che hanno voglia di dare un assaggio iniziale al pubblico delle proprie opere.

    Luca Di Francescantonio - graphic designer, ideatore di (Con)Fusioni

    ——————————————————————————-

    Lanciano 18-19-20 maggio 2012 / Locali del Diocleziano // Sezione Fotografia - curatrice Daniela Nativio / Sezione Arti Figurative - curatori Alessandro Rietti e Laura Rosati / Sezione Scultura - curatore Michele Montanaro / Sezione Design - curatori Angelo Bucci & Sara Armento / Sezione Musica - curatori Gaetano Campana e Italo Stante / Sezione Scrittura - curatore Luca Di Francescantonio / Sezione Audiovisivi, corti e diaporama - supervisore tecnico Enzo Testa / Sezione Installazione - curatore Piotr Hanzelewicz / Sezione Lab - coordinatore Luca Di Francescantonio

    FOTOGRAFIA /// Sabrina Caramanico, Jacopo Coccia, Roberto Colacioppo, Giovanna Eliantonio, Brunella Fratini, Sabrina Giordano, Eva Laudace, Sonia Maccari, Anna Mancini, Gianluca Scerni, Flavio Sciolè, Enzo Testa, Pamela Testa, Walter Trabucco, Amedo Troiani

    ARTI FIGURATIVE /// Davide Cocozza, Mario Costantini, Francesco Di Bernardo, Fabio Di Campli, Carlo Federico, Luca Di Francescantonio, Danilo Maccarone, Marco Pace, Alessandro Rietti, Silvia Romano, Laura Rosati, Michela Tobiolo, Francesco Toppeta SCULTURA /// Nicola Antonelli, Ettore Altieri, Giuseppe Colangelo, Claudio Gaspari, Jörg Christoph Grünert, Vanni Macchiagodena, Roberto Micolucci, Michele Montanaro, Ray K, Antonio Parente DESIGN /// ArkilabO - Luca Di Cesare, Blow Up Studio (Alessandra Galloppa) e Laura Lorenzetti, deZign Studio - Angelo BUCCI & Sara ARMENTO, Dry Design - Paolo Gentile, Mad - Monica Alegiani Design, Ruffini designstudio - Francesco RUFFINI

    SCRITTURA /// Anton Dada , Annalisa D’Alessandro, Walter D’Amario, Vittoria D’Incecco, Alessandra Diodoro, Marco Fattore, Silvia Gonzales, Cristina Mosca,.MariaGrazia Piccirilli, Alessio Romano, Max Sanvitale MUSICA /// Matteo Bisbano, Gae Campana, Cromaticoro, Friotto e Bandautore, Sandra Ippoliti, Lilia, Duo Maclé, I Missili, Guerino Taresco

    DANZA CONTEMPORANEA /// Gisela Fantacuzzi

    PROIEZIONI /// Erica Abelardo, Lara Celenza, Mandra Cerrone, Luca Madonna, Flavio Sciolé, Enzo Testa, Ottavio Luise

    INSTALLAZIONI /// Angelo Bucciacchio, Michela Del Conte e Carlo Nannicola, Marco De Leonibus, Gabriele D’Oltremare, Giorgio Mega

    ConFusioni Lab Fotografia // Marco Buccione, Daniel Ceroli, Giovanni Colaizzi, Marco De Archangelis, Vittoria D’Incecco, Danilo Di Nicola, Antonella Di Stefano, Daniele Di Tiello, Christian Fossati, Olivier Jules, Sandro Menga, Nadia Miriello, Adina Pugliese, Stefano Rossoni, Mirko Scolaro, Carlo Spera, Mauro V.

    ConFusioni Lab Arti Figurative // Marco Biondi, Pedro Hugo Cavuti, Anna Mancini, Francesca Mezzi, Marco Pallini ConFusioni Lab Appuntamenti / Performance // Nicola Antonelli, Marco Biondi, Marco Casucci, Luca Cichitti

    Giuliano Gomez: presentatore dell’evento

    ——————————————————————————-

    Venerdì 18 maggio / pomeriggio: mostra espositiva
    Sabato 19 maggio / mattina: presentazione ufficiale ore 9.30
    pomeriggio ore 18.00 - 23.30: kermesse di musica e scrittura,
    presenta Giuliano Gomez, con ospiti:

    Guerino Taresco (musica)
    Cromaticoro (musica)
    Matteo Bisbano (musica)
    Annalisa D’Alessandro (reading)
    MariaGrazia Piccirilli (reading)
    iBerlino (musica)
    Vittoria D’Incecco (reading)
    Silvia Gonzales (reading)
    Marco Fattore (reading)
    Walter D’Amario (reading)
    // pausa / buffet //
    performance di Nicola Antonelli
    performance di Marco Biondi
    ———————-
    Alessio Romano (reading)
    Lilia (musica)
    Cristina Mosca (reading)
    Alessandra Diodoro (reading)
    Sandra Ippoliti (brani musicali)
    Max Sanvitale (reading)
    Anton Dada (reading)
    Missili (brani musicali)
    Luigi Friotto (brani musicali)
    Domenica 20 maggio / pomeriggio / dibattiti, musica, danza, proiezioni:

    “Il chiaro e l’oscuro nel fumetto” a cura di Luca Cicchitti / ore 16.30
    “L’arte tra visione e accecamento” a cura di Marco Casucci ore / ore 17.00
    “La progettualità nel design” a cura di Angelo Bucci / ore 18.00
    Duo Maclé (musica) / ore 20.00
    // pausa buffet //
    Danza contemporanea a cura di Gisela Fantacuzzi / ore 20.30
    Gae Campana presentazione CD Mondo Matrioska / ore 21.00
    Proiezioni corti e audiovisivi / ore 21.40 /
    di
    Mandra Cerrone
    Enzo Testa
    Erica Abelardo
    Flavio Sciolé
    Luca Madonna
    Lara Celenza
    Ottavio Luise

    L’esposizione delle opere sarà dal venerdì alla domenica, mattina e pomeriggio (ad eccezione del venerdì mattina)



    http://www.enviconcept.com/




Oggi




21.30



Porto turistico roseto degli abruzzi

Signore e Signori domenica 6 maggio il Portorose ha l’onore di presentare in esclusiva rosetana il concerto del grande Umberto Palazzo, musicista compositore originale che vanta tante collaborazioni e progetti a livello nazionalee internazionale. È una delle figure di spicco della recente musica italiana, capace di agitare i meandri infiniti del sottobosco musicale nostrano, grazie all’uscita di un disco che molto ha fatto parlare: Canzoni della Notte e della Controra, in altre parole il debutto solista di un poeta del nostro tempo.Aprirà il concerto e accompagnerà Umberto Palazzo la cantautrice Sandra ippoliti!

    • Oggi
    • 21.30

  • Porto turistico roseto degli abruzzi

  • Signore e Signori domenica 6 maggio il Portorose ha l’onore di presentare in esclusiva rosetana il concerto del grande Umberto Palazzo, musicista compositore originale che vanta tante collaborazioni e progetti a livello nazionalee internazionale. È una delle figure di spicco della recente musica italiana, capace di agitare i meandri infiniti del sottobosco musicale nostrano, grazie all’uscita di un disco che molto ha fatto parlare: Canzoni della Notte e della Controra, in altre parole il debutto solista di un poeta del nostro tempo.
    Aprirà il concerto e accompagnerà Umberto Palazzo la cantautrice Sandra ippoliti!

Ripropongo questa bellissima intervista di Maurizio Narciso!

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Bellissimo live al Semm Store di Bologna… Ci ha permesso di incontrare persone bellissime!

Nuova Intervista di Maurizio Narciso- GRAZIE!

Sandra Ippoliti: La fragile musica dei sogni – intervista di Maurizio Narciso

In Evidenza, Musica — Da il 26 marzo 2012 13:24 

Intervista a Sandra Ippoliti

La fragile musica dei sogni

Abbiamo conosciuto Sandra Ippoliti nell’occasione della presentazione romana dell’album solista di Umberto PalazzoCanzoni della notte e della controra”: ci ha colpito piacevolmente la sensibilità artistica con la quale lo ha accompagnato ma, ancora di più, l’ascolto del suo esordio discografico, totalmente autoprodotto, in bilico tra atmosfere jazzy e armonie folk minimaliste. Per avere un assaggio della sua musica vi consigliamo di ascoltare Le Blues, uno dei brani chiave del lavoro, mentre di seguitoabbiamo approfondito alcune delle tematiche care all’autrice.

Ti sei laureata in archeologia medievale ma poi hai preferito dedicarti in tutto e per tutto alla musica (studio del pianoforte e della chitarra). Raccontaci com’è andata.

Ebbene mi sono laureata nel 2006, ma suonavo già da anni. Ho cominciato a studiare pianoforte all’età di 7 anni ed ho interrotto a 19 per andare all’università. Già da tempo avevo cominciato a strimpellare la chitarra da autodidatta, ma in una maniera un po’ strana. Ero partita da due corde e poi ho aggiunto le altre. Insomma da folli. Il canto invece, me lo porto appresso da immemore tempo, cantavo in un coro, ho avuto diversi gruppi in gioventù, tra cui uno di sole donne… Un’esperienza a tratti agghiacciante e a tratti stupefacente! Ma la musica, da che mi ricordo, è stata sempre molto presente nella mia vita, dunque a 7 esami dalla laurea pensavo di voler intraprendere seriamente questa strada, lasciando definitivamente l’università. I miei mi hanno fatto riflettere sull’importanza di portare a termine le cose, per cui ho terminato l’università e poi ho imposto il mio credo, volente o nolente agli altri e soprattutto a me stessa. Io ancora non ci credo in toto. Vedremo.

Imbracci una chitarra a cinque corde (priva di re), ci spieghi questa particolarità?

La chitarra a 5 corde, che tutti i fonici vorrebbero aggiustare, è un retaggio dell’università. All’epoca suonavo con una chitarra classica di mia madre, costruita a mano nel 1952. Ci tenevo moltissimo. Ma, come si sa, le case universitarie sono dei campi di battaglia e la mia chitarra ha subìto l’attacco di un siculo. Conseguenza, la rottura di una meccanica, quella del re appunto. E da allora ho continuato a scrivere le mie cose senza il re. E non mi dispiace affatto, per cui tutte le mie chitarre, tranne una sono a 5 corde. A livello di resa, trovo il suono molto incerto, aperto, non troppo chiaro e questa idea di incertezza accentua la mia musica nel modo giusto. Piuttosto che le accordature aperte ho preferito questa “tecnica”.

Un esordio discografico – l’album si chiama semplicemente Sandra Ippoliti – molto delicato, otto tracce garbate ed eleganti tenute insieme soprattutto dal tuo cantare “sottovoce” (quando non supportate dalle note della chitarra o del piano). Qual è la genesi di questo lavoro?

La genesi di questo lavoro si perde davvero in un lasso di tempo molto ampio. Diciamo che le tracce spaziano dal 2000 al 2008. Nate da esperienze diverse e tutte molto forti per quanto mi riguarda. C’è di mezzo l’amore, la vita, ma soprattutto lo scorrere del tempo, unico vero asse portante. Quando poi ho deciso di non chiudere il mio lavoro in 4 mura (anche se non è proprio un lavoro in realtà, o almeno non l’ho inteso in questi termini) era già il 2007. Ero libera da tutto e potevo concentrarmi su questa idea folle. Ma tra la fine delle registrazioni e l’uscita sono passati altri 3 anni. E poi insomma, verso primavera del 2011 ho fatto spuntare il mio disco, veicolato dai social network.

E’ un disco in bilico tra blues e folk, sono questi i generi musicali che senti più tuoi?

Adoro il buongusto nelle cose e il buon senso. Adoro le voci femminili, adoro le persone che sono riuscite a far uscire fuori il proprio essere nella musica. Adoro in primis Battisti, davvero il primo che mi ha emozionato, De Andrè, Conte, Modugno, Murolo, Ciampi, Tenco, Drake, Tim Buckley, Alice in Chains, Mark Lanegan, Portishead, Pj Harvey, The Beatles, Bach, Mozart, Monteverdi, Petrassi, Debussy, Jefferson Airplane. Insomma mi piace tutto. Non amo la contraffazione nella musica, non amo chi finge di essere qualcos’altro. Amo la verità delle cose di cui si canta, l’unica che arriva e colpisce.

Il disco è impreziosito, nella sua controparte visuale, dalle splendide illustrazioni di Silvia Settepanella e dalla grafica di Francesca Di Giovanni. Com’è nata la collaborazione?

La parte grafica del mio disco è nata magicamente e davvero in modo fortuito. I disegni sono di Silvia e la grafica di Francesca, entrambe, due mie carissime amiche da tempo immemore. Sono di Roseto, due grandissime artiste. Silvia Settepanella quando mi ha proposto i suoi schizzi una sera a casa sua, tra un bicchiere di vino e una “cicerchia”, già vedevo il disco prendere forma, erano perfetti e riuscivano a far comprendere il doppio che c’è in me; da una parte una donna aperta a tante cose, sensuale, disposta a ridere e a scherzare, ma allo stesso tempo, che lo fa portandosi dietro esperienze che mi hanno spaccato a metà. E c’è il sentore che sia proprio la musica a curarmi, a suturare questo squarcio, la musica come terapia. E’ una cosa che mi piace ripetere in questi frangenti. Perché la musica può davvero curare gli stati dell’anima un po’ sbagliati e controversi. Francesca Di Giovanni, fotografa e adesso grafica 3D, è riuscita a creare un prodotto che colpisse davvero, ad assemblare le varie parti in modo organico e mai banale; soprattutto, si è occupata della parte meno poetica della realizzazione di un disco, quella della stampa. Insomma è stata fondamentale, sia per la sua esperienza di gusto e organizzazione, che per la sua grande dimestichezza con i mezzi grafici.

Che valore ha per te l’esecuzione di brani altrui? Sappiamo che hai proposto dal vivo alcune cover di grande intensità (Piero Ciampi, Elis Regina, Mark Lanegan, Portishead).

Mi piace moltissimo riproporre cover (anche e soprattutto semi-sconosciute) sia per farle conoscere al pubblico, sia per poter sperimentare un po’. Le scompongo come mi sono più comode e le ri-arrangio come le sento meglio. E poi insomma, danno sempre un po’ la direzione dove vuoi andare credo.

La cura per i testi, scritti di tuo pugno, denota il tuo amore per la tradizione della canzone italiana. Abbiamo colto nel segno?

I miei testi nascono in una maniera assai personale. Di solito comincio a suonare e poi naturalmente escono delle parole. E quelle sono i miei testi. Dunque non saprei dove rintracciare le mie influenze… Di certo non troppo legate ai cantautori, credo. Piuttosto più ai poeti veri e propri… Ricordo di aver cominciato a scrivere dopo aver letto Cardarelli a 6 anni con mia nonna. Lei mi faceva tenere un quadernino dove appuntavo in bella grafia le mie composizioni, le mie idee. Ho cominciato cosi, slegata dalla musica. Sono legata alla tradizione italiana per quanto riguarda forse, la musicalità, la scansione delle sillabe e per questo devo ringraziare Lucio Battisti.

Insieme a Umberto Palazzo ti sei cimentata nella rilettura di un classico di Domenico Modugno, “Amata terra mia”, dedicato alla città de L’Aquila, devolvendo i proventi per contribuire alle spese di ricostruzione post terremoto. Una ferita ancora aperta purtroppo.

Una grande ferita ancora troppo squarciata ahimè. Noi musici abbiamo dato il nostro aiuto per quanto possibile, realizzando questo singolo che pare sia in origine, un canto tradizionale. Ma c’è molta foschia anche intorno a questa vicenda. Per quanto mi riguarda, l’ho vissuto in prima persona ma da un’angolazione un po’ diversa. L’estate infatti, ho la fortuna di lavorare in un villaggio turistico il quale, in quel periodo, ha accolto quasi 1.500 aquilani. Ho potuto capire e vivere con loro il grande disagio, il grande abbandono e la grande disinformazione che ha accompagnato tutto l’accaduto. La volontà di voler non ricostruire una città come L’Aquila è inaccettabile, ma dovrebbe essere inaccettabile per tutti, non solo per gli aquilani. Più che altro perché stanno minando all’identità di cittadino, all’identità di comunità pensante e capace di cambiare da sola le proprie sorti.

Le cover d’eccezione, l’apertura di concerti (tra gli altri di Bugo e Moltheni) la tournee con Umberto Palazzo… un percorso sempre attento alle sfumature ci verrebbe da dire, non trovi?

Mi piace ricordare inoltre, l’apertura anni fa ad un ispiratissimo Federico Fiumani! Comunque, in realtà seguo sempre e solo ciò che penso e il mio istinto. E ho seguito anche un po’ l’onda che mi ha “acchiappato” e acciuffato nel 2007 appena tornata in Abruzzo, dopo 10 anni a Ravenna. Ho anche un gran rispetto per ciò che devo far ascoltare e aspetto sempre prima di proporre… Lascio sempre che l’idea maturi, in questo credo intervenga anche un po’ la mia insicurezza. Fin quando non colgo quel qualcosa che mi cattura e mi piace, l’idea resta ferma. Dentro di me invece, se funziona, scava e cammina.

Riesci a vivere di sola musica? Immaginiamo sia molto difficile considerando la crisi del settore ancora precedente all’attuale stallo economico…

Direi di no, non si vive di musica, come non si vive di archeologia. L’Italia ormai è affossata, non riesce a risalire e anche se ce la facesse, il merito sarà solo dei pensionati e di coloro che già arrancano ad arrivare a fine mese, spremuti fino all’ultima goccia. Io non possiedo nulla, eppure ho una gran voglia di fare, ma spesso ti chiedono di fare il meno possibile, per uniformarti con gli altri colleghi che magari hanno 30 anni più di te e che ormai, giustamente, sono stanchi di fare. E dovrebbero, quindi, andare in pensione. Torniamo sempre li: il problema è il sistema. Come ho accennato prima, ho la fortuna di lavorare l’estate, in un villaggio turistico in “front-office” (reception). Durante questo periodo, posso fare pochi live e tutti nella zona, perché non ce la faccio. Al contempo però l’inverno, da ottobre a maggio sono libera, dunque concentro tutto in questo periodo. Riconosco di essere molto fortunata. Anzi non mi far parlare troppo altrimenti non mi richiamano a lavorare.

Maurizio Narciso

Maurizio Narciso

Classe 1984, si è laureato in Economia presso l’Università “G. D’Annunzio” di Pescara approfondendo gli aspetti geografici e sociologici della materia. Critico musicale, collabora con diverse riviste/webzine approfondendo le principali tematiche della musica contemporanea, fornendo spunti e impressioni, e intervistando i musicisti e le band più significative del panorama “underground” italiano e internazionale. Riferimenti web Energie9 - http://rivista.energie9.org/ Soundwall - http://www.soundwall.it/ Shiver Webzine - http://www.shiverwebzine.com/ Monthly Music - http://www.monthlymusic.it/ Pop Act - http://popact.info

Sandra Ippoliti - S/t (Recensione)

Sandra Ippoliti - S/tOtto acquerelli personalissimi ed evocativi insieme, sorretti da arrangiamenti - curati da Marcello Malatesta - di ispirazione jazzy con puntate in direzione del folk raffinato à la Nick Drake e Matthew Jay, calibrati con sobrietà in funzione della voce. La quale splendida voce, per inciso, basterebbe di per sé a giustificare l’esistenza stessa dell’intero lavoro: fluida, nitida, ricca di possibilità mai ostentate.

Il canto di Sandra Ippoliti e i testi delle sue canzoni possiedono l’eleganza domestica di un gatto che si lecca il pelo davanti al caminetto, e rende prezioso un gesto tanto elementare e triviale con la grazia del rito. L’abbandono, leitmotiv tradizionalissimo che percorre l’intero album, è interpretato attraverso i toni della compostezza più intima, pudica e credibile. Nulla di sguaiato, di innecessariamente espressionista, nessuna frase a effetto; è tutto intensamente e dignitosamente femminile, avulso da pianti isterici, capelli strappati o puttaneggiamenti di sorta.

Attesa di te, la traccia di apertura, introduce gradualmente alla tematica principale attraverso un divertissement che a poco a poco scivola nell’inquietudine. «Tic tac, tic tac…/ Tempo, passa!», invoca Sandra, accompagnandosi con la chitarra cantilenante e ipnotica che, come il pendolo di un orologio, conta uno a uno i secondi brevi e infiniti che la separano da lui – che non arriverà mai: «… e non torni più tu,/ attesa, attesa… di te».

Più avanti, Le blues tratteggia efficacemente il mood dominante l’intero lavoro, con l’incedere strascicato di contrabbasso e batteria, e il fischiettare laconico da pantofole, capello arruffato, maglione XXL e borse sotto gli occhi: «Tema preferito, la tua assenza. /Avrei preferito amarti piuttosto che abbandonarti». L’amore vacante che stropiccia, maltratta, aliena da se stessi e dal mondo tutto: «Cammino, rasento la follia,/ non so più dove andare,/ mi sento così sola,/ mi sento lontana da ogni cosa/ e tu non ci sei». La voce di Sandra resta in alto, tuttavia. Non le appartengono i registri dello struggimento e del patetismo facile, qui come altrove, fino alla chiusura di Suonare, uno dei brani dalle sfumature maggiormente jazzistiche del lavoro, che nel titolo chiosa l’unica cura – l’unico palliativo? - possibile all’ossessione e alla disperazione del vuoto: «Prende il sopravvento/ solo quella mania che ti relega qui./ Cancellare ogni sogno e poi/ che fare?/ Non sono niente/ se non mi dai te».

Esordio luminoso, il disco ha visto la pubblicazione soltanto a distanza di tre anni dal suo completamento. L’impressione è che la stessa Sandra Ippoliti non sia del tutto consapevole del suo potenziale; il che non è un male assoluto.

Voto: ◆◆◆
Autoproduzione